Siamo abituat* a pensare a questo periodo come uno dei più felici, sereni e spensierati. Eppure esiste anche l’altro lato della medaglia. Per qualcun*, infatti, questo è il momento peggiore di tutto l’anno, non tutt* lo aspettano con trepidazione.
Un cambiamento nelle proprie relazioni (ad esempio una separazione o un lutto), un trasferimento, il lavoro che durante l’anno non ha soddisfatto le aspettative, i numerosi impegni sociali ai quali sembra non ci si possa sottrarre possono far sentire affaticati soprattutto in questo periodo.
Oltre ad una generale tristezza possono comparire veri e propri sintomi depressivi come disturbi del sonno, affaticamento, irritabilità, ansia, poco piacere nel fare qualunque cosa. A differenza dell’Episodio Depressivo Maggiore, però, rimane circoscritto al periodo natalizio e la sua correlazione con le festività è chiara ed evidente.
Purtoppo questi vissuti, più comuni di quanto si creda, a volte vengono “coperti” dalle luci e dallo scintillio tipici del periodo, tanto da far sentire “stran*” chi li vive. Ma stran* rispetto a cosa? Rispetto a chi?
Paragonare il proprio Natale a quello di altr* è una tentazione forte, ma è impossibile paragonare le storie di ognuno, pena il non riconoscimento della loro complessità e del loro valore. Sarebbe come tentare di rendere uguale l’esperienza delle feste per tutt*.
Al contrario, proviamo a rimarcare la differenza.
Come?
Iniziando a sintonizzarsi sul proprio ritmo personale che può essere anche molto diverso da quello di chi ci sta intorno e molto diverso anche dal solito ritmo del resto dell’anno. Preferire una serata a leggere un libro, un pomeriggio davanti ad un film o qualche ora di dolce far niente piuttosto che uscire può essere un buon modo, se necessario, di prendersi cura di sé.
In questo periodo intriso di relazionalità, tra cene ed uscite con parenti, amici e colleghi, a volte si può sentire la necessità di fermarsi. Si può, anche a Natale, stabilire alcuni confini. E ciò che guida nel loro posizionamento è il nostro personale vissuto.
Sintonizzarsi sui propri vissuti vuol dire anche concedersi di vivere la tristezza e le emozioni negative, sia essa portata dall’assenza di qualcun* o al contrario dalla troppa presenza.
La positività a tutti i costi non premia quasi mai e rimanere a contatto con ciò che proviamo, anche quando questo non è così piacevole, è l’unico modo per dare valore a tutte le nostre parti che per forza si compongono del bello e del brutto, delle risorse e dei limiti, delle gioie e dei dolori, delle speranze e delle delusioni. Anche a Natale.